Vivamus mea Lesbia, il V carme di Catullo

vivamus mea lesbia

Vivamus mea Lesbia, il carme di Catullo nei cuori di tutti gli innamorati, di ogni età.

Nonostante le mille incomprensioni con il mio professore del liceo, il latino è stata indubbiamente la mia materia preferita dell’adolescenza.

In ogni verso, ci ritrovavo qualcosa che apparteneva alla mia passione, alle mie tormentate vicende amorose di ragazzina, e cercavo sempre un lieto fine.

Spesso non arrivava, ma quelle parole erano capaci di trasportarmi in un altro mondo, dove nulla aveva più senso.

Tra i miei autori preferiti, insieme a Orazio, non poteva mancare Gaio Valerio Catullo, il sommo poeta dell’amore, che mi ha fatto versare milioni di lacrime.

Tradurre i suoi versi non significava mai svolgere i compiti a casa, piuttosto abbandonarsi a un’estasi. Era il trovarsi il giorno dopo di fronte al professore, che faceva la differenza.

Sogno, da grande, di poter partecipare a dei gruppi di lettura, dove gli antichi versi latini possano riprendere vita, magari accompagnati da una buona tazza di tè, che riscalda l’ambiente e lo rende confortevole.

vivamus mea lesbia 2

La mia preferita? Banalmente Vivamus mea Lesbia, il V carme del Liber Catulliano, che ha affascinato tutti con la sua tempesta di baci.

Vivamus mea Lesbia, l’originale

«Vivamus, mea Lesbia, atque amemus,
rumoresque senum severiorum
omnes unius aestimemus assis.
Soles occidere et redire possunt;
nobis cum semel occidit brevis lux,
nox est perpetua una dormienda.
Da mi basia mille, deinde centum,
dein mille altera, dein secunda centum,
deinde usque altera mille, deinde centum;
dein, cum milia multa fecerīmus,
conturbabimus illa, ne sciamus,
aut ne quis malus invidere possit,
cum tantum sciat esse basiorum.»

Vivamus mea Lesbia, la versione in italiano

«Viviamo, o mia Lesbia, e amiamoci,
e i pettegolezzi dei vecchi severi
consideriamoli tutti una moneta senza valore.
I soli possono tramontare e risorgere
ma noi, una volta tramontata la nostra breve vita,
dobbiamo dormire un’unica notte eterna.
Dammi mille baci, poi cento,
poi ancora mille, poi di nuovo cento,
poi senza smettere altri mille, poi cento;
poi, quando ce ne saremo dati molte migliaia,
li mescoleremo insieme, per non sapere quanti sono
e perché nessun malvagio ci possa invidiare,
sapendo che tanti sono i baci.»

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Se ami Catullo, ami l’amore un po’ sofferto, ma profondo e passionale.

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